Milano fa male, Milano a pedali?
Ad ognuno la sua croceA Milano invece l'assessore Croci.
Il quale a margine della Bicinfesta di primavera 2009 (la tradizionale manifestazione organizzata da Fiab e Ciclobby), sollecitato sul tema delle piste ciclabili, ha continuato a sbandierare le solite promesse morattiane di raddoppi di chilometraggio in pochi anni.

(nella foto, opera del sottoscritto, il tipico ciclista milanese stretto nella morsa delle auto)
Se questo raddoppio consiste in piste ciclabili inutilizzabili come quella di via Padova (impercorribile la mattina a causa del carico scarico merci, il pomeriggio perché invasa da pedoni), o come quella che dal Parco delle Cave dovrebbe andare al Parco di Trenno, ma che
ingloriosamente finisce sul marciapiede prima ancora di arrivare in via Cascina Bellaria, dove per andare al parco di Trenno e' necessario prima affrontare un tratto in ghiaia e poi temerariamente osare il "guado" della via dove le auto sfrecciano a velocità tutt'altro che moderata, ecco, di queste piste non ce n'é proprio bisogno.
Buttare via soldi per finte piste ciclabili non ha nessun senso. A meno che il significato recondito sia quello di arrivare poi a dire: le piste le abbiamo fatte e non le usa nessuno, quindi non ne faremo più.
A Milano servono piste ciclabili (visto che non si vuole garantire pari dignità agli altri mezzi di trasporto sulla normale strada) per l'uso quotidiano su itinerari dove servono, non in tratti utili solo al ciclista della domenica.
A tal proposito, provate a dare un occhio alla mappa delle piste ciclabili presente sul sito bikemi.it, vale a dire quello del bike sharing in salsa meneghina. Nella cerchia dei Bastioni, ovvero quella dove vi è la maggioranza delle installazioni per il bike sharing, vi sono solo quattro (diconsi QUATTRO) piste ciclabili. E non sono previsti ulteriori interventi a tutto il 2009.
Queste quattro piste ciclabili (che sarebbe meglio chiamare frammenti di piste ciclabili, vista l'esigua lunghezza) toccano soltanto 5 delle 89 stazioni del bike sharing, e nessuna ne collega più di due alla volta.
Quanto andranno ancora avanti a prenderci in giro?
Il quale a margine della Bicinfesta di primavera 2009 (la tradizionale manifestazione organizzata da Fiab e Ciclobby), sollecitato sul tema delle piste ciclabili, ha continuato a sbandierare le solite promesse morattiane di raddoppi di chilometraggio in pochi anni.

(nella foto, opera del sottoscritto, il tipico ciclista milanese stretto nella morsa delle auto)
Se questo raddoppio consiste in piste ciclabili inutilizzabili come quella di via Padova (impercorribile la mattina a causa del carico scarico merci, il pomeriggio perché invasa da pedoni), o come quella che dal Parco delle Cave dovrebbe andare al Parco di Trenno, ma che
ingloriosamente finisce sul marciapiede prima ancora di arrivare in via Cascina Bellaria, dove per andare al parco di Trenno e' necessario prima affrontare un tratto in ghiaia e poi temerariamente osare il "guado" della via dove le auto sfrecciano a velocità tutt'altro che moderata, ecco, di queste piste non ce n'é proprio bisogno.
Buttare via soldi per finte piste ciclabili non ha nessun senso. A meno che il significato recondito sia quello di arrivare poi a dire: le piste le abbiamo fatte e non le usa nessuno, quindi non ne faremo più.
A Milano servono piste ciclabili (visto che non si vuole garantire pari dignità agli altri mezzi di trasporto sulla normale strada) per l'uso quotidiano su itinerari dove servono, non in tratti utili solo al ciclista della domenica.
A tal proposito, provate a dare un occhio alla mappa delle piste ciclabili presente sul sito bikemi.it, vale a dire quello del bike sharing in salsa meneghina. Nella cerchia dei Bastioni, ovvero quella dove vi è la maggioranza delle installazioni per il bike sharing, vi sono solo quattro (diconsi QUATTRO) piste ciclabili. E non sono previsti ulteriori interventi a tutto il 2009.
Queste quattro piste ciclabili (che sarebbe meglio chiamare frammenti di piste ciclabili, vista l'esigua lunghezza) toccano soltanto 5 delle 89 stazioni del bike sharing, e nessuna ne collega più di due alla volta.
Quanto andranno ancora avanti a prenderci in giro?
Tuesday, Marzo 24, 2009, 09:10 PM
1 Commento ( 29Visite ) | [ 0 trackbacks ] | 



( 0 / 0 )La civiltà del pedale, Milano a pedali?
Datemi una rastrelliera...... e la riempirò di bici. Questo succede in un complesso edilizio milanese (del resto il regolamento
edilizio del comune di Milano caldeggia simili installazioni). Sperando che questo scenario possa essere ammirato in tutti i cortili milanesi (e non)

edilizio del comune di Milano caldeggia simili installazioni). Sperando che questo scenario possa essere ammirato in tutti i cortili milanesi (e non)

Tuesday, Marzo 24, 2009, 08:58 PM
L\'inciviltà dell\'auto, Milano fa male, Milano a pedali?, Riflessioni a pedali
Le cosiddette "domeniche senz'auto"Che fine hanno fatto?
Sono letteralmente sparite.
Ah già, a detta di Formigoni, Moratti, Albertini, De Corato & c. sono inutili.
Inutili contro l'inquinamento, secondo loro. Forse (ma meno auto ci sono in giro meno si inquina).
Sicuramente dannose per petrolieri e costruttori di auto.
Non tanto perché per un giorno le auto (e mica tutte, con le deroghe che si erano inventati) restano ferme. Ma perché possono instillare nella gente una mentalità non autocentrica, come quella a cui ci hanno costretto. Possono far capire che in città ci si può muovere diversamente e magari anche in minor tempo e con maggior divertimento, che la città può essere vissuta da protagonisti e non da spettatori passivi incolonnati e spesso fermi, ognuno nel proprio abitacolo.
La domenica senz'auto può essere un punto di partenza per una rivoluzione: é questo che fa loro paura.
Se i milanesi, ad esempio, decidessero in massa di non usare più l'auto per spostarsi in città, per il comune ci sarebbero molti meno introiti: meno incassi dal quasi fallimentare Ecopass, meno incassi dal gratta e sosta, meno incassi dalle multe. E avremmo anche una decisa riduzione dell'inqunamento, una migliore salute dei cittadini, mezzi pubblici più veloci, meno incidenti stradali, meno rumore. Ma questo a loro non interessa e faranno di tutto ancora perché i milanesi non lo scoprano. Piuttosto mirano soltanto ai soldi dell'Unione Europea da utilizzarsi per interventi marginali ed inefficaci.
La soluzione? Tocca a noi. Dimostriamogli che non crediamo più alle loro chiacchere, dimostriamogli che se non ci pensano loro allora prendiamo noi la situazione in pugno: lasciamo a casa l'auto se non é proprio strettamente indispensabile e andiamo a piedi, coi mezzi pubblici, in bicicletta.
Oltre alla domenica, passiamo la nostra vita senz'auto. O almeno senza farci schiavizzare da questo feticcio.
Sono letteralmente sparite.
Ah già, a detta di Formigoni, Moratti, Albertini, De Corato & c. sono inutili.
Inutili contro l'inquinamento, secondo loro. Forse (ma meno auto ci sono in giro meno si inquina).
Sicuramente dannose per petrolieri e costruttori di auto.
Non tanto perché per un giorno le auto (e mica tutte, con le deroghe che si erano inventati) restano ferme. Ma perché possono instillare nella gente una mentalità non autocentrica, come quella a cui ci hanno costretto. Possono far capire che in città ci si può muovere diversamente e magari anche in minor tempo e con maggior divertimento, che la città può essere vissuta da protagonisti e non da spettatori passivi incolonnati e spesso fermi, ognuno nel proprio abitacolo.
La domenica senz'auto può essere un punto di partenza per una rivoluzione: é questo che fa loro paura.
Se i milanesi, ad esempio, decidessero in massa di non usare più l'auto per spostarsi in città, per il comune ci sarebbero molti meno introiti: meno incassi dal quasi fallimentare Ecopass, meno incassi dal gratta e sosta, meno incassi dalle multe. E avremmo anche una decisa riduzione dell'inqunamento, una migliore salute dei cittadini, mezzi pubblici più veloci, meno incidenti stradali, meno rumore. Ma questo a loro non interessa e faranno di tutto ancora perché i milanesi non lo scoprano. Piuttosto mirano soltanto ai soldi dell'Unione Europea da utilizzarsi per interventi marginali ed inefficaci.
La soluzione? Tocca a noi. Dimostriamogli che non crediamo più alle loro chiacchere, dimostriamogli che se non ci pensano loro allora prendiamo noi la situazione in pugno: lasciamo a casa l'auto se non é proprio strettamente indispensabile e andiamo a piedi, coi mezzi pubblici, in bicicletta.
Oltre alla domenica, passiamo la nostra vita senz'auto. O almeno senza farci schiavizzare da questo feticcio.
Sunday, Marzo 22, 2009, 09:25 AM
L\'automobilista medio, La civiltà del pedale, Milano a pedali?, Una frase, una foto
No emission vehicleHo targato la bici.

Thursday, Marzo 12, 2009, 10:53 PM
Ciclopendolarismo, Milano a pedali?
Progetto bici casa->ufficioPosto che con la bici per uso normale farsi 52-54 km al giorno diventa una cosa un pò pesantina, allora ho pensato di adattare la bici da corsa (che purtroppo attualmente giace inutilizzata).
A parita' di sforzo (misura empirica) il guadagno di velocità e' di circa 5-6 km/h.
La bici prima della cura:

Interventi previsti sulla bici:
1) sostituzione del manubrio, in quanto quello da corsa è piuttosto scomodo per l'uso in città. Ho optato per il manubrio da crono, il cosiddetto "a corna di bue" in quanto mi consente di tenere le mani sempre sulle leve dei freni
2) installazione di catarifrangenti sulle ruote, di luce anteriore e di parafanghi in plastica rimovibili. La luce posteriore è già presente nella borsetta sottosella che contiene camere d'aria di scorta e leve per lo smontaggio dei copertoni
3) sostituzione dei pedali a sgancio rapido con pedali a gabbietta tradizionali, data la scomodità con l'utilizzo di normali scarpe
Ecco la bici col manubrio smontato. Sono riuscito a non togliere la cavetteria dei comandi Ergopower.

Poi sono passato al montaggio del nuovo manubrio, con relativo rivestimento tramite nastro.
Ed ecco la bici nel suo nuovo aspetto.

Mancano catarifrangenti, luce e parafanghi, che ho successivamente montato. Con la sostituzione dei pedali, prevista a breve, il lavoro sarà completato.
Qualche lettore del blog, in un commento ha definito pericoloso l'uso delle bici da corsa in città a causa dei copertoncini stretti.
Chi ha fatto quell'osservazione evidentemente su di una bici da corsa non ci è mai salito.
Non vi è in alcun modo relazione tra la tenuta di una gomma da 23 mm rispetto ad una piu' grossa (a me e' capitato di recente di cadere, a causa della perdita di aderenza, con bici tradizionale e gomme grosse... e a velocità ridotta!): si ha invece l'indubbio vantaggio di maggior leggerezza, migliore agilità e minor resistenza al rotolamento.
Una volta completata l'opera parto col collaudo su strada.
A parita' di sforzo (misura empirica) il guadagno di velocità e' di circa 5-6 km/h.
La bici prima della cura:

Interventi previsti sulla bici:
1) sostituzione del manubrio, in quanto quello da corsa è piuttosto scomodo per l'uso in città. Ho optato per il manubrio da crono, il cosiddetto "a corna di bue" in quanto mi consente di tenere le mani sempre sulle leve dei freni
2) installazione di catarifrangenti sulle ruote, di luce anteriore e di parafanghi in plastica rimovibili. La luce posteriore è già presente nella borsetta sottosella che contiene camere d'aria di scorta e leve per lo smontaggio dei copertoni
3) sostituzione dei pedali a sgancio rapido con pedali a gabbietta tradizionali, data la scomodità con l'utilizzo di normali scarpe
Ecco la bici col manubrio smontato. Sono riuscito a non togliere la cavetteria dei comandi Ergopower.

Poi sono passato al montaggio del nuovo manubrio, con relativo rivestimento tramite nastro.
Ed ecco la bici nel suo nuovo aspetto.

Mancano catarifrangenti, luce e parafanghi, che ho successivamente montato. Con la sostituzione dei pedali, prevista a breve, il lavoro sarà completato.
Qualche lettore del blog, in un commento ha definito pericoloso l'uso delle bici da corsa in città a causa dei copertoncini stretti.
Chi ha fatto quell'osservazione evidentemente su di una bici da corsa non ci è mai salito.
Non vi è in alcun modo relazione tra la tenuta di una gomma da 23 mm rispetto ad una piu' grossa (a me e' capitato di recente di cadere, a causa della perdita di aderenza, con bici tradizionale e gomme grosse... e a velocità ridotta!): si ha invece l'indubbio vantaggio di maggior leggerezza, migliore agilità e minor resistenza al rotolamento.
Una volta completata l'opera parto col collaudo su strada.
Wednesday, Gennaio 7, 2009, 02:52 PM
La civiltà del pedale, L\'inciviltà dell\'auto, Milano fa male, Milano a pedali?
Il vero bike sharingMilano, 6 dicembre 2008 ore 11,30 circa
via A. Mauri, parallela di corso Vercelli
Parcheggio cicli e moto

via A. Mauri, parallela di corso Vercelli
Parcheggio cicli e moto

Come si può vedere è impossibile posteggiarvi cicli e moto in quanto lo spazio è statao espropriato dalle auto, nonostante il cartello di rimozione forzata.
Il tutto nel primo sabato di dicembre, quando nel vicino corso Vercelli il traffico automobilistico procede a rilento per i soliti automuniti che cercano parcheggio col lanternino (perchè se non hanno il sedere su di un sedile si sentono morire).
Il sottoscritto da Baggio a li' ci ha impiegato 25 minuti in bici, procedendo con tutta calma, e non ha avuto problemi di parcheggio.
Pero' mi viene un dubbio: che sia questo il bike sharing? Ovvero che i parcheggi delle bici debbano essere condivisi con le auto?
Il tutto nel primo sabato di dicembre, quando nel vicino corso Vercelli il traffico automobilistico procede a rilento per i soliti automuniti che cercano parcheggio col lanternino (perchè se non hanno il sedere su di un sedile si sentono morire).
Il sottoscritto da Baggio a li' ci ha impiegato 25 minuti in bici, procedendo con tutta calma, e non ha avuto problemi di parcheggio.
Pero' mi viene un dubbio: che sia questo il bike sharing? Ovvero che i parcheggi delle bici debbano essere condivisi con le auto?
Thursday, Dicembre 11, 2008, 10:44 AM
Milano fa male, Milano a pedali?
Nuovo sondaggioNuovo sondaggio visibile sul lato destro del blog, avente tema il bike sharing a Milano.
Per quanto mi riguarda potrebbe essere una buona idea se:
- a Milano vi fossero percorsi ciclabili (non necessariamente piste dedicate, che rischiano di essere solo una riserva indiana dove le bici sono confinate per non disturbare gli automobilisti) degni di tal nome
- le stazioni di bike sharing fossero diffuse anche fuori dal centro
- le tariffe fossero più sensate di quelle attuali: un abbonato annuale, se vuole tenere la bici tutto il giorno (poniamo 8 ore) arriva a pagare: niente per la prima mezz'ora, poi due euro per le successive due ore, quindi altri due euro per ogni ora successiva. E il limite massimo per il noleggio e' di sole due ore, sforabile solo per tre volte, passate le quali l'abbonamento viene annullato. E' consentito per una volta tenere la bici fino a 24 ore, scadute le quali l'abbonamento viene ugualmente annullato. Se si superano le 24 ore si paga una penale di 150 euro.
- può abbonarsi sono chi possiede una carta di credito.
Mi viene l'idea che tutto ciò sia stato fatto per dare l'impressione che si stia facendo qualcosa per l'uso della bici a Milano, ma che al 90% finirà per restare lettera morta o quasi. E sarà la pietra tombale per la ciclabilità milanese.
Viste le condizioni d'uso, alla fine costa meno comprarsi una bici in un ipermercato...
Per quanto mi riguarda potrebbe essere una buona idea se:
- a Milano vi fossero percorsi ciclabili (non necessariamente piste dedicate, che rischiano di essere solo una riserva indiana dove le bici sono confinate per non disturbare gli automobilisti) degni di tal nome
- le stazioni di bike sharing fossero diffuse anche fuori dal centro
- le tariffe fossero più sensate di quelle attuali: un abbonato annuale, se vuole tenere la bici tutto il giorno (poniamo 8 ore) arriva a pagare: niente per la prima mezz'ora, poi due euro per le successive due ore, quindi altri due euro per ogni ora successiva. E il limite massimo per il noleggio e' di sole due ore, sforabile solo per tre volte, passate le quali l'abbonamento viene annullato. E' consentito per una volta tenere la bici fino a 24 ore, scadute le quali l'abbonamento viene ugualmente annullato. Se si superano le 24 ore si paga una penale di 150 euro.
- può abbonarsi sono chi possiede una carta di credito.
Mi viene l'idea che tutto ciò sia stato fatto per dare l'impressione che si stia facendo qualcosa per l'uso della bici a Milano, ma che al 90% finirà per restare lettera morta o quasi. E sarà la pietra tombale per la ciclabilità milanese.
Viste le condizioni d'uso, alla fine costa meno comprarsi una bici in un ipermercato...
Tuesday, Novembre 18, 2008, 10:29 AM
La civiltà del pedale, Milano a pedali?
PubblicitàNon mi piace leggere la pubblicità mascherata (o meno) nei blog, però quando c'è un'iniziativa
meritoria trovo giusto segnalarla.
A Milano esiste un'agenzia di recapito che lavora esclusivamente a pedali: Urban Bike Messengers. Intervistati a Radio Popolare nel corso del programma Mente Locale il 3 ottobre scorso, hanno raccontato della loro vita lavorativa (e non) in bici.
Il loro sito e' www.urbanbm.it, e l'intervista di Mente Locale la potete trovare nel podcast della trasmissione.
meritoria trovo giusto segnalarla.
A Milano esiste un'agenzia di recapito che lavora esclusivamente a pedali: Urban Bike Messengers. Intervistati a Radio Popolare nel corso del programma Mente Locale il 3 ottobre scorso, hanno raccontato della loro vita lavorativa (e non) in bici.
Il loro sito e' www.urbanbm.it, e l'intervista di Mente Locale la potete trovare nel podcast della trasmissione.
Tuesday, Novembre 18, 2008, 10:12 AM
Milano fa male, Milano a pedali?
Si, vabbè il bike sharing - 2 Annunci in pompa magna per la faccenda del bike sharing a Milano.
Certo, meglio che niente. Ma come evidenziato da un servizio del TG3 Lombardia andato in onda ieri sera, Milano è una città sostanzialmente nemica della bici.
Per rendersene conto basta vedere lo stato delle piste ciclabili: di qualcuno ha già scritto io, altre recensioni le trovate su www.ciclabile.it.
Piste che finiscono contro muri o nel nulla (fino a quella presente in zona Garibaldi che finisce sulla strada normale in contromano...), poste a spizzichi e bocconi, piste con zig zag assurdi, piste usate come zone di sosta per auto, o per il pascolo dei cani, piste non percorribili a causa del fondo semi impraticabile o sporchissimo, piste più pericolose della normale strada.
E in questa situazione che senso ha il bike sharing?
Come diceva giustamente un ciclista intervistato nel servizio: possono metterne anche due milioni di bici, ma se non ci sono piste ciclabili decenti non ha senso.
Il tutto rischia alla fine di risolversi solo in una vendita di spazi pubblicitari (infatti le postazioni di bike sharing saranno gestite da una società del settore in cambio di spazi pubblicitari). Come se a Milano di pubblicità in giro non ce ne fosse già abbastanza...
Certo, meglio che niente. Ma come evidenziato da un servizio del TG3 Lombardia andato in onda ieri sera, Milano è una città sostanzialmente nemica della bici.
Per rendersene conto basta vedere lo stato delle piste ciclabili: di qualcuno ha già scritto io, altre recensioni le trovate su www.ciclabile.it.
Piste che finiscono contro muri o nel nulla (fino a quella presente in zona Garibaldi che finisce sulla strada normale in contromano...), poste a spizzichi e bocconi, piste con zig zag assurdi, piste usate come zone di sosta per auto, o per il pascolo dei cani, piste non percorribili a causa del fondo semi impraticabile o sporchissimo, piste più pericolose della normale strada.
E in questa situazione che senso ha il bike sharing?
Come diceva giustamente un ciclista intervistato nel servizio: possono metterne anche due milioni di bici, ma se non ci sono piste ciclabili decenti non ha senso.
Il tutto rischia alla fine di risolversi solo in una vendita di spazi pubblicitari (infatti le postazioni di bike sharing saranno gestite da una società del settore in cambio di spazi pubblicitari). Come se a Milano di pubblicità in giro non ce ne fosse già abbastanza...
Monday, Novembre 10, 2008, 09:12 AM
La civiltà del pedale, Milano a pedali?, Ciclografia
Diritto all'esistenzaPerchè anche in una città come Milano anche le bici hanno diritto ad esistere (e ad essere usate in sicurezza)


Milano, via Assietta
Fuji Neopan 100 SS
Fuji Neopan 100 SS
Friday, Novembre 7, 2008, 01:54 PM
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