Ciclopendolarismo, Riflessioni a pedali
I sei (falsi) miti sul ciclopendolarsmo1) E' troppo pericoloso
Secondo uno studio del Failure Group (ora Exponent) il numero di decessi per milione di ora di esposizione al pericolo è di 0,26 per chi va in bici, 0,47 per chi va in macchina, 1,53 per la normale vita (tutte le cause di morte) e 8,80 per chi va in moto.
Quindi andare in bici espone ad un rischio dimezzato rispetto a quello intrinseco dell'auto.
2) E' troppo lontano
La pedalata potrebbe ssere troppo impegnativa se si vive a piu' di 15 km dal lavoro. Ma c'è possibilità di usufruire di sistemi intermodali di trasporto (es. bici + treno).
Mia considerazione: senza un particolare allenamento ho attraversato Milano per andare dalla parte opposta (e alcuni km fuori, oltretutto) nello stesso tempo che impiegherei coi mezzi pubblici, e oltretutto in un tempo inferiore rispetto all'uso dell'auto. C'e' da dire che a Milano l'utilizzo intermodale bici + metrò è impossibile grazie all'ottusità di chi gestisce la rete di trasporto pubblico, che vieta espressamente il trasporto di cili nelle ore di punta.
3) Ci vuole una bici costosa
Non è affatto vero. Una buona bici da pendolare al si trova anche a meno di 500 euro.
Personalmentre sto usando una bici da corsa acquistata usata in ottime condizioni qualche anno fa a 450 euro. Provate a pensare quanto costa un'auto, sia di acquisto che di manutenzione, contando tassa di circolazione ed assicurazione, per non parlare dei carburanti. Solo con la cifra dell'assicurazione vi cambiate una bici l'anno.
4) E' impossibile trasportare ciò che si vuole.
Sul mercato esistono tanti e tali sistemi di fissaggio di borse che persino una bicicletta da corsa può essere adattata alla bisogna. Personalmente con un'altra bici, più pesante che utilizzo sulle brevi percorrenze (quando faccio bici + metrò lasciandola in garage dai miei, ci faccio la spesa due volte la settimana per una famiglia di 3 persone, senza portare sacchetti al manubrio. In questo senso la bici vi educa anche a comprare quel che realmente serve, lasciando perdere il superfluo (che peserebbe nel trasporto).
5) Non posso farmi la doccia
L'importante è potersi almeno sciaquare, chi ha detto che è necessario farsi la doccia? Pensate a quando in pieno luglio siete in macchina senza aria condizionata sotto il sole e arrivate sudatissimi in ufficio: pensereste a farvi una doccia? No.
Per ovviare al problema basta un bagno con lavandino, che si trova dappertutto, oppure dei fazzolettini umidificati come quelli per neonati.
6) Andare in bici rende impotenti
Ci sono ricerche che indicano l'insorgere di disfunzioni erettili nei ciclisti che stanno ore ed ore su di una sella MAL regolata. Non sarà certo il vostro caso, dato che difficilmente vi allenerete per il Tour o il Giro. E comunque in commercio ci sono selle fatte apposta per ovviare a questo inconveniente.
Comunque tanti e tanti corridori professionisti hanno messo su famiglia...
Ispirazione tratta da usnews.com e condita da riflessioni nate dall'esperienza personale.
Secondo uno studio del Failure Group (ora Exponent) il numero di decessi per milione di ora di esposizione al pericolo è di 0,26 per chi va in bici, 0,47 per chi va in macchina, 1,53 per la normale vita (tutte le cause di morte) e 8,80 per chi va in moto.
Quindi andare in bici espone ad un rischio dimezzato rispetto a quello intrinseco dell'auto.
2) E' troppo lontano
La pedalata potrebbe ssere troppo impegnativa se si vive a piu' di 15 km dal lavoro. Ma c'è possibilità di usufruire di sistemi intermodali di trasporto (es. bici + treno).
Mia considerazione: senza un particolare allenamento ho attraversato Milano per andare dalla parte opposta (e alcuni km fuori, oltretutto) nello stesso tempo che impiegherei coi mezzi pubblici, e oltretutto in un tempo inferiore rispetto all'uso dell'auto. C'e' da dire che a Milano l'utilizzo intermodale bici + metrò è impossibile grazie all'ottusità di chi gestisce la rete di trasporto pubblico, che vieta espressamente il trasporto di cili nelle ore di punta.
3) Ci vuole una bici costosa
Non è affatto vero. Una buona bici da pendolare al si trova anche a meno di 500 euro.
Personalmentre sto usando una bici da corsa acquistata usata in ottime condizioni qualche anno fa a 450 euro. Provate a pensare quanto costa un'auto, sia di acquisto che di manutenzione, contando tassa di circolazione ed assicurazione, per non parlare dei carburanti. Solo con la cifra dell'assicurazione vi cambiate una bici l'anno.
4) E' impossibile trasportare ciò che si vuole.
Sul mercato esistono tanti e tali sistemi di fissaggio di borse che persino una bicicletta da corsa può essere adattata alla bisogna. Personalmente con un'altra bici, più pesante che utilizzo sulle brevi percorrenze (quando faccio bici + metrò lasciandola in garage dai miei, ci faccio la spesa due volte la settimana per una famiglia di 3 persone, senza portare sacchetti al manubrio. In questo senso la bici vi educa anche a comprare quel che realmente serve, lasciando perdere il superfluo (che peserebbe nel trasporto).
5) Non posso farmi la doccia
L'importante è potersi almeno sciaquare, chi ha detto che è necessario farsi la doccia? Pensate a quando in pieno luglio siete in macchina senza aria condizionata sotto il sole e arrivate sudatissimi in ufficio: pensereste a farvi una doccia? No.
Per ovviare al problema basta un bagno con lavandino, che si trova dappertutto, oppure dei fazzolettini umidificati come quelli per neonati.
6) Andare in bici rende impotenti
Ci sono ricerche che indicano l'insorgere di disfunzioni erettili nei ciclisti che stanno ore ed ore su di una sella MAL regolata. Non sarà certo il vostro caso, dato che difficilmente vi allenerete per il Tour o il Giro. E comunque in commercio ci sono selle fatte apposta per ovviare a questo inconveniente.
Comunque tanti e tanti corridori professionisti hanno messo su famiglia...
Ispirazione tratta da usnews.com e condita da riflessioni nate dall'esperienza personale.
Tuesday, Marzo 17, 2009, 07:33 PM
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( 0 / 0 )Ciclopendolarismo
Le strade dell'inferno...No, non mi riferisco all'Inferno del Nord, ovvero alle strade di pavé della Parigi-Roubaix. Ma ad altre molto meno epiche, vale a dire a quelle del famoso detto popolare che parla di strade dell'inferno lastricate delle buone intenzioni.
Già, perché invece che essere uscito stamattina in bici per andare in ufficio, sono a letto da due giorni con febbre e malesseri vari a causa di un virus parainfluenzale...
Vabbé, verranno tempi migliori :-)
Già, perché invece che essere uscito stamattina in bici per andare in ufficio, sono a letto da due giorni con febbre e malesseri vari a causa di un virus parainfluenzale...
Vabbé, verranno tempi migliori :-)
Tuesday, Marzo 17, 2009, 12:45 PM
Ciclopendolarismo
54,500 kmE' la distanza che da un bel po' di tempo a questa parte sono riuscito a percorrere con la bici da corsa, debitamente trasformata per l'utilizzo ciclopendolaristico casa-ufficio e viceversa .
Venerdi' infatti, previo equipaggiamento adeguato di vestiario (maglietta termica, maglia da mezza stagione e giubbotto antivento invernale) vista la temperatura decisamente fresca del mattino, intorno a 4 gradi centigradi, ho inforcato la bici e sono andato in ufficio a bordo di essa, senza la solita tappa intermedia alla stazione del metro'.
Partenza ore 7.10, arrivo ore 8,30 spaccate: praticamente lo stesso tempo che ci impieo utilizzando bic i+ metro. Considerando che l'allenamento e' quasi inesistente devo dire di essere molto soddisfatto, visto che di margini di miglioramento ce ne sono parecchi.
Attraversare la citta'Â di Milano va fatto con estrema attenzione, di pericoli ce ne sono parecchi e le piste ciclabili sono nella maggior parte inutilizzabili. Per esempio quella di via Padova, che la mattina viene usata come carico/scarico merci di un supermercato. Non ne parliamo di quella di via Melchiorre Gioia...
L'unica pista ciclabile degna di tal nome e' quella che costeggia il Naviglio Martesana. Tuttavia e' ancora interrotta fra via Melchiorre Gioia e viale Monza, ma andarla a prendere in viale Monza e' decisamente antipatico, non voglio affrontare il traffico di quel viale. L'unica possibilita' Ãe'quindi prenderla a Crescenzago, in fondo a via Padova. La pista a dire il vero finisce quasi subito, immettendosi in via Idro. In questa via il traffico automobilistico e' pero' inesistente, per cui e' come se la ciclabile non finisse affatto.
La pista riprende poi nei pressi del ponte sul fetentissimo fiume Lambro (e dire che c'e' gente che ci pesca!), si attraversa Vimodrone (nota di merito agli automobilisti che si fermano per lasciarti passare quando la ciclabile incrocia le strade!) per arrivare a Cernusco sul Naviglio.
E qui la condizione del manto asfaltato peggiora vistosamente: crepe, buche a volonta'.
All'andata ero gia' piuttosto affaticato a causa del poco allenamento, e la pessima condizione del fondo l'ho un po' patita. Pero' ormai mancavano pochi km all'arrivo per cui non e' stato un grosso problema.
Il ritorno, nonostante mi aspettassi piu' difficolta'Â dal punto di vista fisico, e' andato via liscio (se ci penso ho pure sparato uno scatto a 40 all'ora per passare un semaforo, ed e' stato come se nulla fosse...). Anzi, devo dire che mi e' pesato fisicamente meno rispetto al viagigo mattutino. Il tempo di percorrenza e' stato identico, un'oira e venti minuti. Se considero che ho avuto la pessima idea di infilarmi nel tratto stradale che da via Melchiorre Gioia va a piazza Cimitero Monumentale, praticamente paralizzato dal traffico, e che cio' mi ha fatto perdere dai 5 ai 10 minuti, al ritorno ci avrei messo ancora meno...
(nella foto la pista ciclabile della Martesana a Vimodrone)
Se il tempo tiene (in attesa poi con la bella stagione di impipparmene del tempo atmosferico) l'idea è quella di andare in ufficio almeno 2 se non 3 volte la settimana in bici. Ci si diverte, non richiede del tempo in piu' (anzi in prospettiva addirittura meno!), costa meno e non si inquina :-) Nota: da evitare come la peste la zona della stazione Garibaldi, specie la sera. Mi domando come si possa definirsi esseri intelligenti e poi imbottigliarsi nel traffico in quel modo ;-)
Venerdi' infatti, previo equipaggiamento adeguato di vestiario (maglietta termica, maglia da mezza stagione e giubbotto antivento invernale) vista la temperatura decisamente fresca del mattino, intorno a 4 gradi centigradi, ho inforcato la bici e sono andato in ufficio a bordo di essa, senza la solita tappa intermedia alla stazione del metro'.
Partenza ore 7.10, arrivo ore 8,30 spaccate: praticamente lo stesso tempo che ci impieo utilizzando bic i+ metro. Considerando che l'allenamento e' quasi inesistente devo dire di essere molto soddisfatto, visto che di margini di miglioramento ce ne sono parecchi.
Attraversare la citta'Â di Milano va fatto con estrema attenzione, di pericoli ce ne sono parecchi e le piste ciclabili sono nella maggior parte inutilizzabili. Per esempio quella di via Padova, che la mattina viene usata come carico/scarico merci di un supermercato. Non ne parliamo di quella di via Melchiorre Gioia...
L'unica pista ciclabile degna di tal nome e' quella che costeggia il Naviglio Martesana. Tuttavia e' ancora interrotta fra via Melchiorre Gioia e viale Monza, ma andarla a prendere in viale Monza e' decisamente antipatico, non voglio affrontare il traffico di quel viale. L'unica possibilita' Ãe'quindi prenderla a Crescenzago, in fondo a via Padova. La pista a dire il vero finisce quasi subito, immettendosi in via Idro. In questa via il traffico automobilistico e' pero' inesistente, per cui e' come se la ciclabile non finisse affatto.
La pista riprende poi nei pressi del ponte sul fetentissimo fiume Lambro (e dire che c'e' gente che ci pesca!), si attraversa Vimodrone (nota di merito agli automobilisti che si fermano per lasciarti passare quando la ciclabile incrocia le strade!) per arrivare a Cernusco sul Naviglio.
E qui la condizione del manto asfaltato peggiora vistosamente: crepe, buche a volonta'.
All'andata ero gia' piuttosto affaticato a causa del poco allenamento, e la pessima condizione del fondo l'ho un po' patita. Pero' ormai mancavano pochi km all'arrivo per cui non e' stato un grosso problema.
Il ritorno, nonostante mi aspettassi piu' difficolta'Â dal punto di vista fisico, e' andato via liscio (se ci penso ho pure sparato uno scatto a 40 all'ora per passare un semaforo, ed e' stato come se nulla fosse...). Anzi, devo dire che mi e' pesato fisicamente meno rispetto al viagigo mattutino. Il tempo di percorrenza e' stato identico, un'oira e venti minuti. Se considero che ho avuto la pessima idea di infilarmi nel tratto stradale che da via Melchiorre Gioia va a piazza Cimitero Monumentale, praticamente paralizzato dal traffico, e che cio' mi ha fatto perdere dai 5 ai 10 minuti, al ritorno ci avrei messo ancora meno...
(nella foto la pista ciclabile della Martesana a Vimodrone)
Se il tempo tiene (in attesa poi con la bella stagione di impipparmene del tempo atmosferico) l'idea è quella di andare in ufficio almeno 2 se non 3 volte la settimana in bici. Ci si diverte, non richiede del tempo in piu' (anzi in prospettiva addirittura meno!), costa meno e non si inquina :-) Nota: da evitare come la peste la zona della stazione Garibaldi, specie la sera. Mi domando come si possa definirsi esseri intelligenti e poi imbottigliarsi nel traffico in quel modo ;-)
Sunday, Marzo 15, 2009, 08:52 AM
Ciclopendolarismo, Milano a pedali?
Progetto bici casa->ufficioPosto che con la bici per uso normale farsi 52-54 km al giorno diventa una cosa un pò pesantina, allora ho pensato di adattare la bici da corsa (che purtroppo attualmente giace inutilizzata).
A parita' di sforzo (misura empirica) il guadagno di velocità e' di circa 5-6 km/h.
La bici prima della cura:

Interventi previsti sulla bici:
1) sostituzione del manubrio, in quanto quello da corsa è piuttosto scomodo per l'uso in città. Ho optato per il manubrio da crono, il cosiddetto "a corna di bue" in quanto mi consente di tenere le mani sempre sulle leve dei freni
2) installazione di catarifrangenti sulle ruote, di luce anteriore e di parafanghi in plastica rimovibili. La luce posteriore è già presente nella borsetta sottosella che contiene camere d'aria di scorta e leve per lo smontaggio dei copertoni
3) sostituzione dei pedali a sgancio rapido con pedali a gabbietta tradizionali, data la scomodità con l'utilizzo di normali scarpe
Ecco la bici col manubrio smontato. Sono riuscito a non togliere la cavetteria dei comandi Ergopower.

Poi sono passato al montaggio del nuovo manubrio, con relativo rivestimento tramite nastro.
Ed ecco la bici nel suo nuovo aspetto.

Mancano catarifrangenti, luce e parafanghi, che ho successivamente montato. Con la sostituzione dei pedali, prevista a breve, il lavoro sarà completato.
Qualche lettore del blog, in un commento ha definito pericoloso l'uso delle bici da corsa in città a causa dei copertoncini stretti.
Chi ha fatto quell'osservazione evidentemente su di una bici da corsa non ci è mai salito.
Non vi è in alcun modo relazione tra la tenuta di una gomma da 23 mm rispetto ad una piu' grossa (a me e' capitato di recente di cadere, a causa della perdita di aderenza, con bici tradizionale e gomme grosse... e a velocità ridotta!): si ha invece l'indubbio vantaggio di maggior leggerezza, migliore agilità e minor resistenza al rotolamento.
Una volta completata l'opera parto col collaudo su strada.
A parita' di sforzo (misura empirica) il guadagno di velocità e' di circa 5-6 km/h.
La bici prima della cura:

Interventi previsti sulla bici:
1) sostituzione del manubrio, in quanto quello da corsa è piuttosto scomodo per l'uso in città. Ho optato per il manubrio da crono, il cosiddetto "a corna di bue" in quanto mi consente di tenere le mani sempre sulle leve dei freni
2) installazione di catarifrangenti sulle ruote, di luce anteriore e di parafanghi in plastica rimovibili. La luce posteriore è già presente nella borsetta sottosella che contiene camere d'aria di scorta e leve per lo smontaggio dei copertoni
3) sostituzione dei pedali a sgancio rapido con pedali a gabbietta tradizionali, data la scomodità con l'utilizzo di normali scarpe
Ecco la bici col manubrio smontato. Sono riuscito a non togliere la cavetteria dei comandi Ergopower.

Poi sono passato al montaggio del nuovo manubrio, con relativo rivestimento tramite nastro.
Ed ecco la bici nel suo nuovo aspetto.

Mancano catarifrangenti, luce e parafanghi, che ho successivamente montato. Con la sostituzione dei pedali, prevista a breve, il lavoro sarà completato.
Qualche lettore del blog, in un commento ha definito pericoloso l'uso delle bici da corsa in città a causa dei copertoncini stretti.
Chi ha fatto quell'osservazione evidentemente su di una bici da corsa non ci è mai salito.
Non vi è in alcun modo relazione tra la tenuta di una gomma da 23 mm rispetto ad una piu' grossa (a me e' capitato di recente di cadere, a causa della perdita di aderenza, con bici tradizionale e gomme grosse... e a velocità ridotta!): si ha invece l'indubbio vantaggio di maggior leggerezza, migliore agilità e minor resistenza al rotolamento.
Una volta completata l'opera parto col collaudo su strada.
Wednesday, Gennaio 7, 2009, 02:52 PM
Ciclopendolarismo, La civiltà del pedale, Riflessioni a pedali
E sleghiamola questa bici!
Dopo qualche settimana di stop, causa vari malanni (intervento ad un piede per togliere un grumo di sangue secco, tosse fastidiosa) e maltempo, finalmente riprendo ad usare la bici per ciclopendolare (tranquilli, nel frattempo andavo in autobus, non in macchina). E tanto per cambiare le previsioni del tempo per i prossimi giorni non sono delle migliori. Vabbé, si fa di necessità virtù. E intanto slegatele anche voi le bici e usatele.
Per la cronaca, la foto e' stata scattata ad Affori (Milano) con una macchina sovietica del 1959, una Kiev 4, ancora perfettamente funzionate, dal sottoscritto.
Thursday, Maggio 15, 2008, 11:11 AM
Ciclopendolarismo, La civiltà del pedale, Milano a pedali?
Quota 1000Stamattina raggiunti 1000 km di ciclopendolarismo, dai primi di giugno ad oggi.
Tuesday, Ottobre 16, 2007, 08:52 AM
Ciclopendolarismo
E' fatta!Poco piu' di 28 km, un'ora e 22 di tragitto con una bici del tutto normale, più o meno ilt empo che ci impiego utilizzando bici+metro' ma stavolta tutto in bici: sono arrivato in ufficio in bicicletta.
Un'altro modo di muoversi e' possibile (ed anche piu' economico e salutare).
Un'altro modo di muoversi e' possibile (ed anche piu' economico e salutare).
Tuesday, Luglio 24, 2007, 08:40 AM
Ciclopendolarismo
Domani è un altro giorno...Domattina farò la prova: tragitto casa-ufficio e ritorno in bicicletta, complessivamente una cinquantina di km.
Intanto da giugno ad oggi ho totalizzato nel tragitto casa-metro'-casa circa 410 km.
Intanto da giugno ad oggi ho totalizzato nel tragitto casa-metro'-casa circa 410 km.
Monday, Luglio 23, 2007, 02:09 PM
Ciclopendolarismo
Quota 200In tre settimane ho percorso qualcosa di piu' di 200 km in bici nel solo tratto casa-metropolitana e ritorno. Praticamente a costo zero.
Wednesday, Giugno 27, 2007, 04:04 PM
Ciclopendolarismo, La civiltà del pedale, L\'inciviltà dell\'auto, Milano fa male, Milano a pedali?
Il GS di via Rismondo ovvero dell'autocentrismoA volte capita che vi caschi il cielo sulla testa.
Magari il cielo che cade ha le sembianze di una sbarra di un parcheggio del supermercato.
Il supermercato in questione potrebbe essere il GS di via Rismondo a Milano (nel quartiere periferico di Baggio), da poco accessibile per le automobili solo tramite ticket a tempo.
Detto parcheggio e' anche provvisto di rastrelliera per le biciclette.
Ma cosa succede al consumatore ciclodotato?
Innanzitutto divide l'ingresso del parcheggio con le auto in via Camozzi (senso unico).
Poi va ad assicurare contro il furto la sua bici, ovvero la lega con catena e lucchetto alla rastrelliera.
Dopo aver fatto la spesa, slegato e caricato la bici si appresta a partire e cerca di guadagnare l'uscita sulla via Rismondo per dirigersi verso casa (nel mio caso svoltando a destra per andare vieppiù in periferia). Ma il passaggio costruito per cicli e pedoni e' sotruito da un panettone di cemento. L'uscita per le auto è invece ostruita da una sbarra, che si alza solamente inserendo il ticket (del quale il ciclista ne è sprovvisto in quanto per lui non richiesto) nell'apposita macchinetta validatrice. Il ciclista allora cerca di approfittare di un'auto in uscita. Ma non fa in tempo: l'abbassamento della sbarra è praticamente immediato e solo il casco (unitamente al peso ridotto della sbarra in plasticaccia) salva il ciclista dal trauma cranico. Ma non dagli insulti del custode del posteggio, il quale fa notare al malcapitato ciclista un avviso scritto su di un foglio di carta ed appicciccato alla sbarra: VIETATO AI PEDONI.
Il ciclista fa osservare al posteggiatore di non essere un pedone e domanda lumi sul perchè il passaggio per cicli e pedoni sia ostruito. La risposta del posteggiatore è di usare l'entrata per uscire (già percorrendo il parcheggio contromano... e rischiando ben di più che una sbarra in testa). Così il malcapitati ciclista (che contribuisce a togliere un auto dal traffico cittadino) si trova costretto a compiere il periplo dell'isolato a causa dei sensi unici (via Camozzi, via Fratelli di Dio, via Forze Armate, via Rismondo) per andare verso casa, a meno di voler rischiare una multa dai solerti vigili per aver percorso in bici il marciapiede (gli stessi vigili che tutti intenti a controllare il rispetto del semaforo tra le vie Quinto Romano ed Anselmo da Baggio fanno finta di non vedere le auto posteggiate a meta' sul ristretto marciapiede della via Quinto Romano, ostruendo il passaggio ai pedoni).
Questo succede in una città autocentrica, dove il mezzo che potrebbe risolvere tanti problemi di mobilità anzichè essere facilitato viene ancor più penalizzato.
P.s.: ogni riferimento a persone e fatti è puramente voluto e non inventato, in quanto accaduto a me mercoledì 13 giugno 2007 alle ore 18.30 circa. Il comportamento dei vigili urbani presso l'incrocio Quinto Romano/Anselmo da Baggio può essere constatato di persona tutti i giorni feriali grosso modo fra le 18 e le 19 circa.
Magari il cielo che cade ha le sembianze di una sbarra di un parcheggio del supermercato.
Il supermercato in questione potrebbe essere il GS di via Rismondo a Milano (nel quartiere periferico di Baggio), da poco accessibile per le automobili solo tramite ticket a tempo.
Detto parcheggio e' anche provvisto di rastrelliera per le biciclette.
Ma cosa succede al consumatore ciclodotato?
Innanzitutto divide l'ingresso del parcheggio con le auto in via Camozzi (senso unico).
Poi va ad assicurare contro il furto la sua bici, ovvero la lega con catena e lucchetto alla rastrelliera.
Dopo aver fatto la spesa, slegato e caricato la bici si appresta a partire e cerca di guadagnare l'uscita sulla via Rismondo per dirigersi verso casa (nel mio caso svoltando a destra per andare vieppiù in periferia). Ma il passaggio costruito per cicli e pedoni e' sotruito da un panettone di cemento. L'uscita per le auto è invece ostruita da una sbarra, che si alza solamente inserendo il ticket (del quale il ciclista ne è sprovvisto in quanto per lui non richiesto) nell'apposita macchinetta validatrice. Il ciclista allora cerca di approfittare di un'auto in uscita. Ma non fa in tempo: l'abbassamento della sbarra è praticamente immediato e solo il casco (unitamente al peso ridotto della sbarra in plasticaccia) salva il ciclista dal trauma cranico. Ma non dagli insulti del custode del posteggio, il quale fa notare al malcapitato ciclista un avviso scritto su di un foglio di carta ed appicciccato alla sbarra: VIETATO AI PEDONI.
Il ciclista fa osservare al posteggiatore di non essere un pedone e domanda lumi sul perchè il passaggio per cicli e pedoni sia ostruito. La risposta del posteggiatore è di usare l'entrata per uscire (già percorrendo il parcheggio contromano... e rischiando ben di più che una sbarra in testa). Così il malcapitati ciclista (che contribuisce a togliere un auto dal traffico cittadino) si trova costretto a compiere il periplo dell'isolato a causa dei sensi unici (via Camozzi, via Fratelli di Dio, via Forze Armate, via Rismondo) per andare verso casa, a meno di voler rischiare una multa dai solerti vigili per aver percorso in bici il marciapiede (gli stessi vigili che tutti intenti a controllare il rispetto del semaforo tra le vie Quinto Romano ed Anselmo da Baggio fanno finta di non vedere le auto posteggiate a meta' sul ristretto marciapiede della via Quinto Romano, ostruendo il passaggio ai pedoni).
Questo succede in una città autocentrica, dove il mezzo che potrebbe risolvere tanti problemi di mobilità anzichè essere facilitato viene ancor più penalizzato.
P.s.: ogni riferimento a persone e fatti è puramente voluto e non inventato, in quanto accaduto a me mercoledì 13 giugno 2007 alle ore 18.30 circa. Il comportamento dei vigili urbani presso l'incrocio Quinto Romano/Anselmo da Baggio può essere constatato di persona tutti i giorni feriali grosso modo fra le 18 e le 19 circa.
Friday, Giugno 22, 2007, 10:08 AM
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